Storia

Storia
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La Storia
 
La scuola De Amicis fin dalla sua fondazione fu costituita da due edifici uguali destinati a ospitare la sezione maschile e quella femminile. La costruzione fu avviata nella seconda metà degli anni '80 del XIX secolo al tempo de! sindaco di Napoli Girolamo Giusso. La scuola era tra quelle più popolose del quartiere Chiaia. Da essa dipendevano anche quelle localizzate presso Ì cosiddetti villaggi di Fuorigrotta, Bagnoli e Posillipo, che solo a partire dagli inizi del '900 comin ciarono a distaccarsi e ad assumere dignità di scuole autonome. L'intitolazione delle due scuole, quella maschile allo scrittore Edmondo De Amicis e quella femminile alla nobildonna napoletana Teresa Ravaschieri, risalirebbe ai primi anni del '900.
Il Patrimonio culturale
 
1. Archivio Storico: un patrimonio documentario di notevole valore ed interes­se, una risorsa che va conservata e valorizzata a tutela della propria memoria storica, fatta di insegnanti, alunni e vita scolastica quotidiana, ma anche di con­nessioni con la storia dell'istruzione e più in generale con quella de! territorio. La documentazione d'archivio è conservata in tre armadi siti al secondo piano dell'istituto "plesso De Amicis" ed è costituita, numerati a partire dal numero  1,     dai Registri degli Esami a partire dal 1896 fino al 1923, anno della riforma Gentile. Da quel momento cominciano i Giornali della Classe, i Registri Scrutini ed Esami fino agli anni '70 del '900. Seguono poi registri e faldoni di epoca più recente contenente fascicoli personali dei docenti. Particolarmente interessanti sono le cronache riportate nei Giornali di Classe, ricche di notizie sulla vita della scuola, sul suo cinematografo, sul suo museo di scienze naturali, sui programmi intrisi di propaganda fascista, sull'iscrizione dei bimbi col numero della tessera "Balilla", sulle condizioni sociali e sulla povertà delle loro famiglie di provenien­za, sul loro mal nutrimento e sul loro basso rendimento scolastico, sulla fornitu­ra di scarpe per i più poveri, sul barbiere in classe e sulle comunioni nella vicina chiesa dell'Ascensione a Chiaia.
 
2. Biblioteca: come si legge dalia documentazione archivistica originariamente presso la scuola vi era una "ricca biblioteca magistrale e popolare". Di questa biblioteca oggi la raccolta più significativa à data da una trentine di volumi dell' "Annuario scientifico ed industriale" dall'anno 1879 al 1908. Sono tutti catalo­gati con etichetta che ha la dicitura "Museo Trinchese". L'Annuario, edito dai F.Ili Treves e diretto per lunghi anni da Francesco Grispigni e Luigi Trevellini, aveva il compito di offrire ai propri lettori un sunto dei progressi raggiunti nei diversi rami della scienza, raccogliendo e mettendo in luce il iavoro degli scienziati italiani, con la collaborazione delle istituzioni scientifiche e dei ministeri. Questi volumi arricchivano anche il "Museo Didattico" presente nella scuola negli anni '20 del XX secolo.
I cimeli
Gli unici due cimeli rimasti dopo il restauro della scuola avvenuta negli anni '90 sono una targa allo scrittore Edmondo Dè Amicis al quale è intitolata la scuola che risale al 1925 ed un pianoforte degli inizi del XX secolo.
L'edificio
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Fu il primo edificio scolastico costruito a Napoli ad uso scolastico, e fu realizzato in soli tre anni, dal 1889 al 1892, con un finanziamento pubblico dato dalla Cassa di Depositi e prestiti al Comune di Napoli. Costo cill'incirca £ 600.000. Venne costruito in base ai progetti dell'architetto Francesco Bongioannino in una porzione del giardino del Conte Emanuele Ferdinando De Grasset e del Vi­sconte Ferdinando Carlo De Grasset. Questo giardino era anche detto "palude" in quanto nei sotterranei si incontravano le acque dolci provenienti dal monte con le acque salmastre del mare. Il giardino, fu espropriato dal Municipio nel 1863 per poter procedere all'ampliamento del quartiere Chiaia. L'operazione non fu sem­plice. Agli inizi degli anni ottanta ci fu, infatti, una controversia fra il Comune di Napoli e gli ex proprietari per alcune costruzioni abusive che erano state fatte dagli stessi e da altri che avevano in enfiteusi i terreni confinanti. Il complesso scolastico si componeva - come oggi è ancora visibile - di due edifici speculari, uno per i maschi e l'altro per le femmine, a due piani, a forma di padiglioni isolati, "com­pendiando in sé io teresa filangieriquanto l'igiene scolastica moderna esigeva]" [Fazio 1896]. Dal momento che non era costato poco, si sottolineò che forse "si [era] largheggiato] alquanto nella solidità e decorazione [... e i lavori] potevano essere fatti con mag­giore economia e semplicità". Tuttavia, era indiscutibile che essi rappresentassero per quei tempi quel tipo di "edificio moderno" tanto auspicato [De Giaxa 1880]. I due edifici contenevano rispettivamente 26 aule per maschi e 26 per femmine e in essi sarebbero state raccolte tutte le 16 classi maschili e le 20 femminili sparse nel quartiere Chiaia.
L'inaugurazione
La nuova scuola venne inaugurata il giorno 5 giugno 1892 con una solenne ceri­monia in presenza di Sua Altezza Reale il Principe di Napoli, Vittorio Emanuele III d'Italia, che ritornava nella sua città natia. In un primo tempo la madrina avrebbe dovuto essere la Regina, Margherita di Savoia, ma a causa di alcuni lavori ancora in corso nella scuola, si decise per il Principe, "soldato abituato ai disagi". L'im­portanza dell'evento meritò anche l'attenzione dei giornali dell'epoca (Corriere di Napoli, Roma e II Mattino), nei quali ne fu dato grande risalto. L'inaugurazione fatta proprio in quel giorno, festa dello Statuto, aveva una connotazione politica e di propaganda allo stesso tempo. In sostanza la festa nazionale dello Statuto era stata istituita nel 1861, all'indomani dell'Unità d'Italia, con l'intento di celebrare quel glorioso avvenimento e lo Statuto del Regno e cadeva ogni prima domenica di Giugno. In tutti i comuni del Regno si festeggiava coinvolgendo la popolazione e organizzando sontuosi spettacoli e divertimenti con parate e cerimonie di ogni genere. E a Napoli perché non dare risalto alla festa con una cerimonia con pa­drino il Principe di Napoli per inaugurare due scuole, strumenti per l'educazione e l'istruzione popolare che erano alla base della grandezza di una nazione? Questo è quanto risaltò dal discorso introduttivo fatto dal sindaco ai trecento invitati. Il Mu­nicipio non aveva badato a spese per il festoso addobbo della scuola e l'economo in 30 giorni vi aveva provveduto: fiori e piante adornavano le scale e i corridoi e tutte le stanze, grandi arazzi di damasco, con trofei intrecciati a bandiere di tutte le scuole municipali unite alle bandiere nazionali abbelliva il vestibolo del 2 piano con al centro un gran pennone con lo stemma municipale. Due busti, uno del Re e l'al­tro della Regina erano stati posti sul fondo di ciascun corridoio a destra e a sinistra con trofei di bandiere nazionali. La cerimonia durò più di un'ora, con canti in coro e saggi ginnici svolti dalle alunne della scuola e la visita di tutti i locali da parte del Principe. La scuola avrebbe ospitato un corso completo elementare, con aule spa­ziose che potevano accogliere fino a 1.600 alunni, tra femmine e maschi, con sale da disegno, sale da lavoro, cappellania con i numeri progressivi per tutti gli alunni, sala per il direttore, una per la direttrice ed una per i maestri e le maestre, una palestra per la ginnastica maschile ed un'ampia sala per la ginnastica femminile.
Il contesto urbano
1b 2La scuola è stata la prima scuola del quartiere Chiaia. Il quartiere nella sua con­formazione attuale era già presente nel XVI secolo, e consisteva in piccolo borgo al di fuori delle mura cittadine, al quale si accedeva attraverso la Porta di Chiaia che sorgeva in prossimità dell'attuale via Santa Caterina. Il terreno fra il mare e la colli­na del Vomero fu abbellito con giardini, alberi e fontane dal viceré duca di Medina nel 1692 sotto il regno di Carlo II. Il borgo era attraversato da un percorso costie­ro (Riviera di Chiaia), e uno interno (vico Belledonne, via Santa Teresa, piazzetta Ascensione, vico Santa Maria in Portico). Nella pianta del Duca di Noja nel 1775 si evidenzia come il borgo di Chiaia continuasse ad espandersi parallelamente alla costa. Le spianate viarie furono completamente cambiate nella seconda metà dell'Ottocento, quando attraverso una colmata a mare si avanzò la linea costiera creando Via Caracciolo, e successivamente con la realizzazione, nell'ambito del Piano di Risanamento ed Ampliamento, del Rione Amedeo e di Via dei Mille.
Tratto da:Scuole storiche napoletane